7 Ottobre 2017

Bolero/Gaité Parisienne

Di Monica Ratti

Il Bolero di Petrillo raffigura attraverso la sublimazione della fisicità, l’esasperazione del movimento, scandito dal continuo cadere e rialzarsi, un mantra, cadenzato dall’incedere incessante del crescendo musicale del Bolero, attraverso il quale si giunge al superamento dei limiti del proprio corpo, in cui la virilità diviene poetica del movimento perché trascende dalla sola fisicità. (…)
Una danza carnale dove le pulsioni arrivano come uno schiaffo rigenerante, che scuote, fa male, ma al tempo stesso ritempra, e ognuno di noi prende coscienza di essere un guerriero che, attraverso il dolore, la tenacia, la sofferenza, combatte per l’amore della vita.

Ironico, dissacrante, a tratti comico il Gaité Parisienne di Petrillo. Un piacevole intreccio di danza/teatro che indaga la sessualità. (…)
I personaggi di Petrillo urlano e sussurrano, si vestono e si spogliano, fluttuano e si aggrovigliano in un dosato mix di parole e danza. E’ proprio nello strepitoso, esilarante Can Can finale, in cui tutti i danzatori si liberano degli abiti per mostrarsi in uno scintillante perizoma e si scatenano in una travolgente danza, che tutti i quadri precedenti riportano alla centralità che ha guidato Petrillo in queste creazioni: il Corpo quale massima espressione della libertà.

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Rassegna Stampa