M.carnedellamiacarne

Scrittura di scena ispirata al classico di Euripide e alla poesia di Capossela e Alda Merini

coreografia e regia: Loris Petrillo
testi: Massimiliano Burini
elaborazione musicale di Loris Petrillo / musiche aa.vv.
disegno luci: Loris Petrillo
costumi: Pappalardo
interpreti: Massimiliano Burini, Rosanna Cannito, Nicola Cisternino, Rosa Merlino, Giuseppe Muscarello
Durata: 60 min. ca.

Produzione MDA produzioni danza/Compagnia Petrillo Danza
In collaborazione con Scenario Pubblico Performing Arts e Danzarte

Dopo “Il cece nel secchio”, un trattato sul tema della follia e della normalità, e “La pelle del popolo nudo”, una rievocazione della Sicilia del secondo dopoguerra, Loris Petrillo firma la regia e la coreografia di ”M.carnedellamiacarne”. Supportata dai testi originali di Massimiliano Burini, questa nuova pièce è un viaggio attraverso la mente femminile allo scopo sì di comprenderla ma anche di ironizzarla e Medea ne è la protagonista indiscussa.
Descritta dal mito come una maga dotata di poteri addirittura divini, la Medea di Loris Petrillo ad essi si affida per meditare la sua prima vendetta contro Giasone, forse la peggiore. Accusato di non essere in grado di capirla, dopo averlo abbandonato e averlo lasciato solo, senza figli e senza amore, Medea lo condanna a vivere vestendo letteralmente i suoi panni, tormentandolo come un tarlo nel suo cervello.
E’ a questo punto che M. abbandona paradossalmente i toni cupi della tragedia per trasformarsi in un quadro dal carattere gotico e grottesco. In una scena asettica, Giasone ripercorre i fatti salienti della tragedia in cerca di una spiegazione logica alle azioni folli di Medea.

I suoi ricordi prendono vita e i personaggi con loro; in un flash back rievocativo appaiono e svaniscono alla stessa velocità del pensiero Creonte, Glauce, i figli, Medea e lo stesso Giasone.

In M., Medea è un uomo, ma non un uomo nel ruolo di una donna qualunque, Medea è bensì Giasone nei panni di Medea. Sarà il dialogo-monologo dei due coniugi personificati dallo stesso attore a fare da filo conduttore all’intera opera coreografica. Ricco di simbologie e significati senza pretese di sapere specificatamente psicologico, M. è una tragedia familiare raccontata dalla voce di un uomo che viaggia attraverso la mente di una donna.

In M., Medea è un uomo, ma non un uomo nel ruolo di una donna qualunque, Medea è bensì Giasone nei panni di Medea. Sarà il dialogo-monologo dei due coniugi personificati dallo stesso attore a fare da filo conduttore all’intera opera coreografica. Ricco di simbologie e significati senza pretese di sapere specificatamente psicologico, M. è una tragedia familiare raccontata dalla voce di un uomo che viaggia attraverso la mente di una donna.

In M., Medea è un uomo, ma non un uomo nel ruolo di una donna qualunque, Medea è bensì Giasone nei panni di Medea. Sarà il dialogo-monologo dei due coniugi personificati dallo stesso attore a fare da filo conduttore all’intera opera coreografica. Ricco di simbologie e significati senza pretese di sapere specificatamente psicologico, M. è una tragedia familiare raccontata dalla voce di un uomo che viaggia attraverso la mente di una donna.

Il viaggio di Medea nell’orrore è finalizzato ad uno scopo folle, eppure i mezzi che essa adopera per raggiungerlo rispondono ad una logica ferrea ed astutissima. Nello specifico, Medea è una donna che si trova all’improvviso in conflitto con un mondo, una cultura, usi e costumi diversi, che non capisce e che non può accettare. Purtroppo il disagio psicologico di Medea non si è mai arrestato, tanto che oggi è una vera e propria patologia definita non a caso dalla psicologia e criminologia clinica “complesso di Medea”. Tale complesso sta a delineare quel quadro sindromico in cui la madre, posta in una situazione conflittuale con il suo coniuge, arriva al punto di uccidere il proprio figlio facendone uno strumento di potere e rivalsa contro l’uomo.

Come sostiene il Prof. Gian Carlo Nivoli c’è qualcosa di ancestrale e inestirpabile in una donna che tenta di uccidere il sangue del suo sangue e le spiegazioni psicoanalitiche sono profondissime. Tuttavia tra le più comuni vi è l’uccisione dei figli per rivalsa contro il coniuge al quale non si vuole lasciare alcuna traccia tangibile della relazione avvenuta, il suicidio allargato anticipato da una forma di depressione acuta della madre che si toglierà la vita insieme ai figli; e infine c’è la madre aggressiva con scarsa capacità genitoriale che sfoga con aggressività la sua forma di disamore verso i figli.