2 Ottobre 2017

M.Carnedellamiacarne

Una lacerazione vera però, violenta, carnale, danzata e rivissuta con l’intensità che caratterizza il linguaggio coreografico di Petrillo, una lacerazione che non lascia spazio alla misura inautentica del compromesso, non si piega alla mediocre onestà della mediazione, non concede infine alcuna credibilità ad una virilità (quella di Giasone), che si confonde, si spoglia e incespica, si scopre vestita da sposa, dichiara tutta la miseria e la fragilità del suo essere: «…io dovevo sistemarmi, ecco tutto».

Di Paolo Randazzo

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Rassegna Stampa