4 Ottobre 2017

Intervista a Loris Petrillo a Una Danza in Sicilia

Nei suoi spettacoli lei fa spesso riferimento ai temi del disagio psichico, soprattutto quello femminile e alle problematiche sociali . Ci vengono alla mente i suoi precedenti lavori: “Il cece nel secchio”, un trattato sulla vera identità della follia, “Il tango della depressione, un quadro ironico sul disagio coniugale, “Il Racconto della Sposa”, una finestra sulla condizione sociale femminile, “Spostamento obbligato”, un’attenta riflessione sulla problematica dell’emigrazione dei popoli, fino a “ Bobby Sands,” una denuncia sulla condizione dei prigionieri politici dell’Irlanda

“Il mio mestiere è quello del coreografo e sentirmi socialmente attivo mi aiuta a rendere utile questo mestiere che altrimenti mi annoia. Creare spettacoli che abbiano qualcosa da dire, da denunciare o da ricordare è ciò che da senso al mio lavoro. La danza come intrattenimento la trovo insensata e di poco valore”
(…)

Dove affondano le radici del suo personalissimo linguaggio coreografico che propone lavori caratterizzati da un’estrema fisicità e personalità dei danzatori?

“Le sembrerà strano ma le radici del mio linguaggio coreografico affondano proprio nella terra. E’ la terra che in genere mi dà l’ispirazione e nient’altro. In genere parto da lì e poi cerco di dare delle risposte alle mie curiosità attraverso studi di matematica, fisica, filosofia…”

Di Roberto Giannetti

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Rassegna Stampa